Le domos de Janas, il cui termine significa 'case delle fate' in quanto, si pensava che queste piccole costruzioni fossero le loro abitazioni, sono in realtà, grotticelle sepolcrali scavate nella roccia, risalenti al neolitico recente.
Sono provviste di un ingresso a forma quadrata, spesso, sono costituite da una o più cellette di forma quadrangolare e talvolta intercomunicanti fra loro.
Queste 'domos', rappresentano oggi per l'isola, la più antica arte funeraria.
Si pensa ad un popolo laborioso ma soprattutto, religioso, grazie ai simboli della forza maschile, quali Sole e Toro, presenti in alcune grotticelle. Questi popoli infatti, non hanno costruito solo semplici tombe ma veri luoghi di culto poichè, alla base, vi era la speranza, da parte dei vivi, in una rinascita dopo la morte grazie al potere fecondatore della divinità maschile del Dio Toro e quella femminile della Dea Madre.
I corpi, venivano deposti in posizione fetale e, accanto alle spoglie, spesso e volentieri, sono state rinvenuti oggetti di uso comune facenti parte del corredo terreno del defunto.
Altre ipotesi sostengono che il corpo veniva lasciato all'aperto per scarnificarsi e solo dopo, quando era ridotto ad uno scheletro, veniva riposto nelle grotticelle.

 
     

 
 
                 
 
La sepoltura, sita, quasi in cima ad un aspro rilievo, si raggiunge percorrendo un breve tratto di strada affiancata da uno splendido bosco di querce da sughero, posizionata sul lato destro della strada che conduce alla località di Nelca. La domos, scavata in un masso scistoso, si presenta con un breve andito in prossimità dell'entrata. La cella, di pianta semiellittica, presenta sulla parte settentrionale, l'ingresso ad una seconda cella.
 

Lon. 9.137898
Lat. 39.976673

 
 

Il complesso ipogeico, sito in località Genna Ua, su una roccia scistosa di modeste dimensioni si compone di due 'domos de janas' distanti l'una dall'altra, circa 2 metri.
I portelli che immettono alle celle, si aprono al livello della campagna, infatti, si presentano con un pavimento ricoperto di abbondante terriccio su un soffitto ad andamento curvilineo.

   
                             
 

   
 

Lon. 9.139280
Lat. 39.974643

   
 

Il complesso ipogeico, posizionato nelle alture di Perd 'e Lione, nelle vicinanze di 'Su Loni', dove un tempo, si narra vi fosse un villaggio nuragico con annesso nuraghe, è costituito da due domos de janas costruite in una roccia scistosa.
La sepoltura, posta sul lato sinistro della roccia, presenta

   

gravi fratture che ne hanno compromesso, non solo l'ingresso ma anche la parte interna, causandone una notevole frattura che ha portato ad un presunto collegamento con la seconda domos posizionata nella parte destra della roccia.
Mentre la prima cella, presenta un andamento curvilineo con una pianta semiellittica, la seconda, oltre ad essersi conservata meglio, si presenta con un andito d'accesso ad un'altezza di circa 30

 
cm dal piano di calpestio che immette alla sepoltura di pianta semiellittica con andamento curvilineo.
 

 

Uno dei più belli e maestosi complessi ipogeici presenti nel territorio di Belvì, sono le domos de janas di Nadalia a breve distanza da una delle massime punte di Br.cu Istiddi.

Scavate in un masso scistoso, in un territorio riservato al pascolo, le celle si presentano con delle lavorazioni che rasentano la perfezione. La prima a sinistra, che si apre a circa un metro dal piano di calpestio, dà accesso ad un ambiente di pianta sub rettangolare nella cui estremità di fondo della parete frontale, si apre l'ingresso ad un'altra cella. La domos posizionata nella parte destra, anch'essa con un' apertura di circa un metro dal piano di calpestio, si presenta con un ulteriore scavo nella parte sinistra dell'ingresso, il
 
quale, fa pensare all' esistenza di un'altra possibile cella, forse corrosa dal tempo, prima dell'ingresso preesistente. Nelle immediate vicinanze dell'ingresso, è possibile osservare una particolare pietra lavorata che presumiamo pottesse essere la pietra che andava a chiudere la celle mentre, nella parte superiore ed opposta all'ingresso, è presente l'imposta di scavo di un altro ipogeo.
 
                         

 

Lon. 9.142882
Lat. 39.922620

La domos de janas, presente nel territorio di Occili, risulta essere una delle sepolture più semplici appartenenti al territorio di Belvì. Essa, posizionata su una parete scistosa, si presenta composta da una semplice cella, il cui ingresso, risulta essere posizionato ad un'altezza di circa un metro dal piano di calpestio.

       
   
La camera, di pianta subellitica e soffitto piano, presenta la parete frontale, leggermente concava.
   

 
 

 

Nel territorio di Belvì, è possibile ancora oggi ammirare un'altra domos de Janas, posizionata su l'aspro cucuzzolo di Antoni Zo. La tomba, conosciuta attraverso i secoli con il nome di Matasu per indicarne il dono del sepolcro fatto dai vivi ai migliori estinti, si presenta con degli stipiti in rilievo e con delle superfici accuratamente rifinite. La prima cella si presenta con una pianta sub rettangolare nella cui parete frontale, a circa 30 cm dal piano di calpestio si apre l'accesso alla seconda cella. Nella parte settentrionale invece, nelle immediate vicinanze è possibile osservare ancora un'altra impronta di scavo.

                   

 
La domos, sita in località Peld'e Nerca ai piedi di una parete scistosa, si presenta costituita da una sola cella gravemente compromessa dagli agenti atmosferici. Molto simile, per la sua semplicità alla tomba che troviamo nella località di Occili, si presenta con un'apertura d'ingresso a circa 20-30 cm dal piano di calpestio.
 
 
 

 
La sepoltura bicellulare, sita in una località adibita al pascolo, è stata scavata in un blocco di roccia scistosa, la cui entrata, posizionata a circa 2 metri dal piano di calpestio permette l'accesso alla prima cella di pianta semiellittica. Sulla parete orientale, interna alla prima cella, si apre l'ingresso alla seconda cella, anch'essa a pianta semiellittica e soffitto ad andamento curvilineo con la particolarità di presentarsi con un pavimento ricoperto di abbondante terriccio. Sulla parete di fondo, è ancora possibile osservare le tracce degli attrezzi di scavo.
                         

 
 
 
   
La Domos, seppur trovandosi nelle alture di Serra Gesaru, è conosciuta dagli abitanti del posto con il nome di Marcalantes. Costruita su di una roccia scistosa, si presenta con un'entrata, posta a circa un metro dal piano di calpestio, di forma rettangolare caratterizzata dalla presenza di una canaletta di scolo leggermente corrosa dagli agenti atmosferici. La prima cella, di pianta circolare e soffitto ad andamento curvilineo, presenta sulla parte settentrionale della parete, l'apertura d'ingresso ad una seconda cella anch'essa di pianta circolare con un pavimento ricoperto da pietre e soffitto ad andamento curvilineo.